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Wimbledon, dove tutto cominciò (1877-1967)

La storia del più importante torneo del mondo di tennis dagli inizi ad oggi, articolata in 6 puntate che ci immergeranno in statistiche e aneddoti che hanno reso Wimbledon indiscutibilmente “la cattedrale del tennis”.


Pochi sport al mondo possono oggi vantare una storia e una tradizione paragonabili al più famoso gioco con racchette. Se infatti il tennis fosse una nazione, Wimbledon sarebbe indiscutibilmente la sua capitale, se fosse una religione, il tempio.

È proprio qui infatti che tutto cominciò ben 141 anni fa (sì, centoquarantuno!) con la nascita nel 1877 dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, su alcuni campi che fino ad allora erano stati adibiti per le partite di Croquet. “Wimbledon” era (è) il nome del quartiere dell’area metropolitana di Londra a sud della città, dove ancora oggi nelle due settimane tra giugno e luglio si svolge il più importante torneo di tennis al mondo, sulla superficie più affascinante che esalta soprattutto i giocatori con stili di gioco aggressivi, l’erba.

Wimbledon purtroppo rimane ad oggi l’ultimo grande torneo ad essere disputato ancora su questa superficie, a causa degli alti costi e del gravoso impegno per la manutenzione.

Inoltre resiste ancora nel tempo l’obbligo di vestire completamente di bianco durante l’edizione del torneo, regola unica e mai imposta in altre parti, così come la precisione millimetrica nel disegno delle righe in gesso del campo centrale, la stessa identica posizione dal 1922. Ma si sa, gli inglesi amano da morire le loro tradizioni (God save the Queen!) e difficilmente accetterebbero una qualche variazione dei loro costumi.

La prima edizione dei Championships (primo torneo di tennis della storia) fu vinta dal tennista locale Spencer Gore, che non ebbe però occasione di riconfermare il titolo gli anni a seguire. I primi anni furono dominati principalmente dai fratelli Renshaw e Doherty che vinsero in totale 17 edizioni del torneo in singolare dal 1881 al 1906. Successivamente alla Grande Guerra, negli anni ’20 rimane famosa la supremazia dei tennisti francesi Jean Borotra, René Lacoste (colui che inventò il famoso marchio del coccodrillo) ed Henri Cochet, che vinsero 2 edizioni ciascuno e che insieme a Jacques Brugnon venivano soprannominati “i quattro moschettieri" del tennis. Nel corso degli anni ’30 Wimbledon divenne uno dei cosiddetti quattro tornei del Grande Slam, insieme all’Australian Open, al French Open (o Roland Garros) e allo US Open.

Questi tornei erano considerati le principali competizioni di tennis al mondo, ma i vincitori venivano retribuiti in maniera a dir poco imbarazzante, costringendo i più forti giocatori del mondo a fondare un’associazione tra tennisti professionisti che, attraverso sponsor, nuovi tornei ed esibizioni in tutto il mondo, permetteva loro di produrre ingenti guadagni. A causa di ciò, i quattro tornei del Grande Slam proibirono la partecipazione alle proprie competizioni ai tennisti che diventavano professionisti, divieto che attraversò gli anni della guerra e che venne rimosso solamente nel 1968, anno di inizio della cosiddetta “Era Open”.

In questo trentennio Wimbledon venne giocato solo da tennisti dilettanti che, una volta vinto il torneo, passavano professionisti per iniziare a guadagnare cifre molto più alte. Perciò dagli anni ’30 agli anni ’60 non si trova nessun giocatore che abbia vinto ripetutamente il torneo, cosa che rende questi decenni il periodo più buio della storia di Wimbledon.

Nonostante ciò, attraverso gli anni ci sono stati molti campioni degni di rilievo, soprattutto americani (Jack Kramer, Bob Falkenburg, Ted Schroeder, Budge Patty, Tony Trabert) e australiani (Lew Hoad, Neale Fraser, Roy Emerson, John Newcombe, Rod Laver). Proprio Laver, soprannominato “The Rocket”, fu l’unico ad aver vinto tutti e quattro i tornei del Grande Slam nello stesso anno per ben due volte, nel 1962 (da dilettante) e nel 1969 (unico a riuscirci nell’Era Open). Solo nel 1968, grazie a un accordo tra professionisti e tornei dello Slam, finalmente i quattro tornei divennero aperti ai migliori giocatori del mondo, gettando le basi del tennis moderno che vediamo ancora oggi in televisione.

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